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LANCIA DELTA HF, IL CANTO DEI QUATTRO CILINDRI

10 Marzo 2025

Redazione

Scritto da: Tiziano Topini

Al 47° Lombard RAC Rally del 1991 (24-27 novembre, Harrogate), la Lancia conquistò i titoli di campione del mondo piloti e costruttori, aggiungendo un altro prestigioso successo al suo già ricco palmarès nei rally. Gli appassionati del settore si sentirono soddisfatti vedendo che la casa torinese, pur con un budget nettamente inferiore rispetto ai suoi principali rivali, come la Toyota, riusciva comunque a tenere testa ai giapponesi. La Lancia, infatti, da quel 1987 aveva messo in mostra una forza e una competitività straordinarie, trasformandosi da “utilitaria di tutti i giorni” a una vera e propria auto da rally di altissimo livello. Gli addetti alle vendite ne erano orgogliosi, mentre nei piazzali delle concessionarie si svuotavano, con tanti che si sentivano come Biasion o Siviero, i protagonisti che avevano portato la Lancia al successo.

Era il 18 dicembre, le 17:00, e il sole era ormai tramontato. I portici del centro città erano affollati da gente impegnata negli acquisti natalizi, mentre le strade erano trafficate da tram, autobus, automobili e furgoni di ogni tipo. I corrieri dei vari quotidiani si preparavano a raggiungere le edicole per la consegna delle edizioni serali. Su uno di questi, Tuttosport, spiccava un titolo in caratteri cubitali: “Si ritira la squadra ufficiale della casa torinese”, con sotto il drammatico “STOP ALLA LANCIA-RECORD”. La notizia cadde come un fulmine a ciel sereno nel mondo del motorsport italiano, congelando l’atmosfera di quella sera dicembrina per gli appassionati di rally.

“La Lancia trasferirà alla Martini Racing le vetture e i piloti: Juha Kankkunen (campione del mondo) e Didier Auriol. L’assistenza per le gare del prossimo anno sarà garantita dal Jolly Club”, annunciava il comunicato stampa rilasciato dalla Lancia. Era finita. Dal termine degli anni ’80, i rally erano diventati sempre più mediatici grazie agli investimenti delle case automobilistiche nella televisione. Il Gruppo FIAT, in particolare, promuoveva la Delta con numerose evoluzioni stradali, invitando la stampa a presenziare alle gare. Obiettivi, flash, telecamere e rotative erano ormai all’ordine del giorno. Dopo dieci mondiali vinti, l’ultimo dei quali solo pochi giorni prima, tutto sembrava fermarsi per la casa torinese.

La Lancia non sarebbe più tornata. Ma perché? “Ha vinto ovunque, dove deve ancora vincere?” dicevano e pensavano molti appassionati di rally. In effetti, la Lancia aveva conquistato un palmarès di vittorie che sembrava non lasciar più spazio a nuovi traguardi. Tuttavia, nel mercato statunitense, il marchio torinese era praticamente sconosciuto, tanto che molti americani pensavano che la Lancia fosse sudcoreana (fonte: la Repubblica). Ma c’era un altro aspetto da considerare: nel 1989 Cesare Fiorio, figura centrale del reparto corse Lancia, venne chiamato a dirigere la Scuderia Ferrari, dove rimase fino ai primi mesi del 1991, per poi abbandonarla per divergenze aziendali.

Il “ponte di comando” della Lancia era rimasto vacante per tre anni. Inoltre, la Delta stava perdendo competitività, con Toyota che ormai sfidava la Lancia con vetture tecnologicamente più avanzate. La FIAT sarebbe dovuta intervenire, sviluppando una nuova vettura con un passo più lungo per contrastare i giapponesi. Ma ciò avrebbe comportato un ingente investimento, con successi non del tutto garantiti. E poi c’era un altro fattore da considerare: i vertici della FIAT sembravano aver perso interesse nel marchio Lancia, concentrando le risorse su un altro marchio, ma ci arriveremo tra poco.

Negli anni ’80, sotto la presidenza di Romano Prodi all’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), il marchio Alfa Romeo stava attraversando un periodo di grosse perdite finanziarie. Nel 1986, fu deciso di privatizzare l’Alfa Romeo e la FIAT, già proprietaria di Lancia, si aggiudicò la contesa con la Ford. Dal 1992, tutte le risorse del reparto corse Lancia furono dirottate verso Alfa Romeo, che avrebbe poi regalato grandi soddisfazioni nel campionato turismo, in particolare nel DTM. Il 1992 fu anche un campanello d’allarme per gli appassionati della Lancia. Nonostante la vittoria del campionato, il secondo e terzo posto della Toyota mandarono un chiaro segnale di competitività che la casa torinese non poteva ignorare.

PALMARÈS LANCIA:

  • 10 titoli mondiali costruttori
  • 5 titoli mondiali piloti
  • 14 titoli europei
  • Decine di titoli nazionali
  • 1200 vittorie complessive

Credit: Tiziano Topini